Marcello Veneziani e "la civiltà dell'angoscia"
La conservazione è il coraggio di costruire. Il conservatore è colui che tempera la novità e le rappresenta all'interno della continuità. Proprio per questo la tradizione comunemente intesa come "culto del passato", assume una linearità differente e si deve interpretare con il suo reale significato etimologico di continuità. Marcello Veneziani esalta la capacità di connettersi con il passato e con il futuro e la definisce come "internet verticale". La tradizione è quindi connessione con altre esperienze, con altri mondi. Lo stesso Bacone esprimeva questa idea, focandolizzandosi sulla teoria secondo la quale i veri antichi siamo noi, perchè abbiamo metabolizzato il passato.
La tradizione viene vista come un legame forte, potente, che ci subordina ai vincoli trascinandoci lentamente in una nuova civiltà, la civiltà dell'angoscia. E' angoscia tutto cio' che ci riguarda, che riguarda il passato, che lentamente riguarda il presente e sempre più riguarda il futuro.
E' un angoscia che ci lega, che ci segna e che condiziona i nostri comportamenti.
La civiltà dell'angoscia segue quella della colpa e della vergogna, che hanno segnato il passato.
E' una civiltà in cui si avverte uno stato di angoscia, infecondo, che si sussegue attimo dopo attimo, fino a quando un azione trepida, non supera i confini.
Citando l'Orestea come esuberante atto di parricidio, Veneziani, ricorda che la cultura dei propri padri è un atto di umanità. Ogni rapporto legato alla nostra infanzia è un sublime ricordo, che si nasconde nella nostra anima e che si ripercuote nei nostri atteggiamenti. Restiamo intrappolati nel futuro cercando di scappare dal passato. Viviamo senza sapere che i segni passati travolgeranno il nostro futuro.
Le cicatrici indissolubili condizioneranno inevitabilmente le nostre
scelte. E' così che ogni rapporto interrotto con i padri, ogni legame improvvisamente cessato, avrà una suo eco nel rapporto con i figli.
La tradizione è l'eco indissolubile che abbiamo dentro e il coraggio di trovarne una melodia con la vita. Bisogna avere coraggio nel conservare, è indispensabile per saper innovare. Solo con la mediazione potremmo raggiungere l'autenticità e la purezza della condizione umana.
La propria identità e il coraggio di esaltarla è il punto di partenza per vivere in sinergia con la contemporaneità.
La tradizione è una somma di eventi, melodie, sentimenti che hanno datoun senso al tempo e che ci insegnano ad avere un identità.
Chiara Vuilleumier
La tradizione viene vista come un legame forte, potente, che ci subordina ai vincoli trascinandoci lentamente in una nuova civiltà, la civiltà dell'angoscia. E' angoscia tutto cio' che ci riguarda, che riguarda il passato, che lentamente riguarda il presente e sempre più riguarda il futuro.
E' un angoscia che ci lega, che ci segna e che condiziona i nostri comportamenti.
La civiltà dell'angoscia segue quella della colpa e della vergogna, che hanno segnato il passato.
E' una civiltà in cui si avverte uno stato di angoscia, infecondo, che si sussegue attimo dopo attimo, fino a quando un azione trepida, non supera i confini.
Citando l'Orestea come esuberante atto di parricidio, Veneziani, ricorda che la cultura dei propri padri è un atto di umanità. Ogni rapporto legato alla nostra infanzia è un sublime ricordo, che si nasconde nella nostra anima e che si ripercuote nei nostri atteggiamenti. Restiamo intrappolati nel futuro cercando di scappare dal passato. Viviamo senza sapere che i segni passati travolgeranno il nostro futuro.
Le cicatrici indissolubili condizioneranno inevitabilmente le nostre
scelte. E' così che ogni rapporto interrotto con i padri, ogni legame improvvisamente cessato, avrà una suo eco nel rapporto con i figli.
La tradizione è l'eco indissolubile che abbiamo dentro e il coraggio di trovarne una melodia con la vita. Bisogna avere coraggio nel conservare, è indispensabile per saper innovare. Solo con la mediazione potremmo raggiungere l'autenticità e la purezza della condizione umana.
La propria identità e il coraggio di esaltarla è il punto di partenza per vivere in sinergia con la contemporaneità.
La tradizione è una somma di eventi, melodie, sentimenti che hanno datoun senso al tempo e che ci insegnano ad avere un identità.
Chiara Vuilleumier
Etichette: civilta dell'angoscia, conservazione, culto del passato, esperienza, il coraggio delle organizzazioni, il coraggio di conservare., Marcello Veneziani, seminario, tradizione


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