Il Coraggio di Vincere di Augusto Abbarchi
Il coraggio può essere considerato come “assenza della paura”. Non quindi qualcosa che si acquisisce, bensì qualcosa che si toglie. In un’ottica romantica il coraggio è un energia che annienta la paura. Nella scherma, il coraggio può perfino eliminare quella particolare paura che è “la paura di vincere”: paura di uccidere, anche se solo metaforicamente, il proprio avversario. Il coraggio può quindi funzionare per sottrazione, come quando riesce ad allontanare la paura di vincere. D’altra parte però, la paura, ci protegge e deve essere rispettata e amata come una parte essenziale di noi stessi: fuggire la paura infatti, non rende coraggiosi.
Ma rispetto alla metafora sportiva, nel mondo del lavoro dove il terreno di gioco è definibile, al perdente non corrisponde giocoforza un vincente. La SAP ad esempio ha un competitor molto forte che carica la propria organizzazione al fine di eliminare la concorrenza: utilizza un’energia contro. La SAP non risponde con modalità negative, non libera forze contro, ma crede nelle energie a favore. Invece che prestare troppa attenzione ai propri competitors, la SAP ha spostato l’attenzione sui clienti, per produrre un gioco dove possano vincere sia l’azienda che gli stakeholders. Se vincono tutti l’energia non può che essere positiva: la missione di SPA è “eccedere le aspettative dei propri clienti”.
Il leader di un’organizzazione vincente non si vede sui giornali, lavora per la squadra e custodisce l’asset. Come nella parabola dei talenti il manager con queste caratteristiche deve far fruttare i “talenti” del proprio team: le persone che compongono l’azienda sono i talenti che sono stai affidati al manager e che devono creare valore. L’azienda che non ha coraggio non può innovare e se non innova è destinata a morire. Il coraggio deve essere coltivato all’interno dell’azienda come energia e come assenza di paura. Il coraggio è la ricerca dell’eccellenza e la ricerca dell’errore. Gli errori sono infatti sintomo di movimento, d’innovazione. Gli errori indicano che si sta migliorando. Se si dovesse smettere di compiere errori si affonderebbe nella burocrazia. Nelle aziende bisogna produrre una cultura che lasci spazio all’errore.
Per vincere, per avere successo, è necessario che l’organizzazione possieda dei valori. L’azienda non è una somma di coraggi. Fare adottare dei valori è difficile, ma una volta acquisiti, questi sono una garanzia di successo. È necessario far capire che il successo non corrisponde al profitto, ma è direttamente proporzionale all’utilizzo che di questo si fa: investire nei valori eliminare la paura di vincere. Per vincere, ogni componente di quell’organismo che è l’azienda, deve avere chiara la missione della stessa. Deve sapere cosa fare e quale è il suo ruolo rispetto alla missione e deve soprattutto ricevere dei feedback per sapere dove eccelle e dove sbaglia.
Luca Oggianu
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