sabato 18 luglio 2009

Ho tante storie quante sono le persone che incontro


Ciascuno di noi ha storie infinitamente belle da raccontare, poesie che cova dentro.
Talvolta genera sentimenti sublimi e maestosi, talvolta si rigenera nel silenzio lasciando un vuoto enorme dentro di se. Il silenzio non è una tecnica, imparare il silenzio significa non scappare.
Imparare il silenzio significa saper rispettare il ritmo e l'armonia che ci circonda.
Il silenzio è coraggio.
Non esiste un pericolo più grande e invalicabile degli altri, dipende tutto dalla nostra capacità di affrontarlo.
Le nostre vite sono tante spiagge deserte, mai viste e mai incontrate.
Spiagge perdute in mondi isolati di cui nemmeno ci è stato detto il nome.
Camminiamo lenti e solitari, distribuendo in modo più o meno ordinato le nostre orme dove non c'era alcun segno di vita.
Talvolta confondiamo i nostri passi con quelle degli altri, talvolta preferiamo guardare avanti con solo la nostra ombra che ci prende per mano.
Non importa quanto le nostre orme resisteranno all'alta marea, non importa quanto solide e forti saranno,il mare inquieto forse le cancellerà dopo poco tempo, senza lasciare troppi segni del nostro cammino.
Cio' che importa è il coraggio di camminare, di cercare un motivo per farlo anche quando non c'è sole, anche quando tutti gli altri si fermano. Cio' che importa è avere qualche meta più o meno lontana che ci dia il coraggio di non ferarmarci nonostante il buio pesto.
Ci sono volte in cui siamo incorenti viaggiatori, per chi ci osserva da un piano rialzato sembriamo tante persone, non una sola. Altre volte invece disegnamo linee rette e perpendicolari. Le orme che mi piacciono di più sono quelle dei folli. Sono più forti di altri, più coraggiosi di altri, più fortunati di altri.
Esprimono i loro sentimenti senza timore, si tuffano nel vuoto anche se temono il vuoto. I folli hanno il sorriso di un bambino e il cuore di un gigante.
Sono persone di cui conosciamo i nomi, ma di cui ci sfugge il volto.
Sono il vento forte che porta via tutto in pochi istanti per poi sparire di nuovo.

Il coraggio di un bambino, di un pittore di uno scrittore, il coraggio di una madre, di un padre, di un uomo che ha perso tutto e di un altro che ha vinto.
Il coraggio è uno mostro dalle mille facce che gioca a dadi con il destino, chiedendosi quale sarà il punto in cui volgere il prossimo sguardo, chiedendosi quali occhi dovranno vigilare ancora e quali altri potranno restare socchiusi.
Il coraggio è l'atto più forte di uno spettacolo senza troppi toni forti, è una stonatura in un canto melodico, è uscire di strada alla ricerca di altri percorsi sconosciuti.
Il coraggio si scontra con la noia e con la paura.
Coraggio è un teatrante povero, poco famoso, solo e affamato.
Si trascina su un palco per recitare l'ultimo atto di uno spettacolo mai visto.

Si lascia travolgere da una pugnalata ogni sera, vive per quello in cui crede, vive e basta.

Chiara Vuilleumier

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