La promessa di Paolo Fresu e Omar Sosa

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Il Blog Degli Allievi Della Scuola Internazionale di Management Culturale "per Lisa" di Ravello

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Alle 21.45, nella Sala dei Cavalieri di Villa Rufolo, continuano gli appuntamenti con le Passeggiate Musicali. In collaborazione con la Reale Ambasciata di Norvegia, Tine Thing alla tromba e Helseth Steffen Horn al pianoforte eseguiranno brani di Martinu, Ravel, Bach, Enescu, Chopin, Grieg, Saeverud, Friedman, Grieg e de Falla. Un evento eccezionale che vede la tromba, strumento di solito inserito in un’orchestra o affidato a un estroso del jazz, interpretare un repertorio classico.
Un festival pensato ed interamente dedicato a bambini e ragazzi. Il Giffoni Film Festival, da ormai quasi quarant’anni, offre la possibilità ai giovani non solo di assistere alla proiezione di grandi anteprime cinematografiche, ma di essere anche parte attiva nella scelta dei film da premiare, costituendo loro stessi la giuria del festival. Un’emozione straordinaria per i piccoli giurati, che sentono realmente l’importanza della propria sensibilità e delle proprie opinioni.L’atmosfera di Giffoni nei giorni del festival è sorprendente. Quando noi allievi della scuola siamo arrivati, su invito dello stesso presidente fondatore, Claudio Gubitosi, siamo stati investiti dal contagioso entusiasmo di centinaia di euforici ragazzini che, nelle loro magliette colorate, passavano, emozionati e festosi, da un evento all’altro. Così anche noi, colti da una momentanea sindrome di Peter Pan, abbiamo entusiasticamente assistito all’anteprima nazionale del film “Immagina che”, con il divertente attore americano Eddie Murphy nei panni del protagonista. La commedia, che apparentemente sembra priva di intenti pedagogici, in realtà dimostra di saper affrontare temi delicati e particolarmente attuali, come il difficile rapporto tra un padre completamente assorbito dalla carriera e la figlia trascurata, bisognosa di attenzioni. Nonostante la profondità e l’attenzione a queste importanti tematiche, il regista non rinuncia all’impronta umoristica tipica di questo genere cinematografico. Dopo la proiezione, ospiti del presidente, siamo stati accolti all’interno del convento di San Francesco dove, nel chiostro, era stato allestito per l’occasione un sontuoso buffet. Tra un bicchiere di vino e una risata, Claudio Gubitosi ci ha illustrato, con orgoglio, il percorso che ha coraggiosamente intrapreso, appena diciottenne, per portare il festival da lui ideato e fondato ai livelli internazionali a cui oggi è giunto. L’intento fondamentale del festival è offrire ai giovani i migliori prodotti cinematografici che possano educarli e divertirli, sensibilizzandoli a tematiche delicate e talvolta difficili. Per questa ragione l’edizione di quest’anno affronta il tabù. I giovani devono imparare ad affrontare i tabù ed avere il coraggio di infrangerli per poter essere liberi e crescere come individui sani e consapevoli. Lo stesso coraggio che ha dimostrato Gubitosi nello sfidare non solo la crisi economica, prolungando la durata del festival invece di diminuirla, ma anche nel variarne la formula per far in modo che il festival non sia un evento statico, ma una realtà in continuo divenire, per aspirare a livelli sempre più eccelsi.Gubitosi ha dedicato la vita ai ragazzi, mettendone la formazione e gli interessi al centro del proprio universo e, di conseguenza, anche del proprio core business. E la Giffoni Experience è decisamente un’esperienza da vivere e rivivere, anche se non si è più dei ragazzini.
Francesca Battinieri
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Il coinvolgente ritmo di musica jazz di Enrico Rava e i componenti del suo gruppo, intrecciato con il racconto inedito di Andrea Camilleri, profondamente recitato da Enzo Decaro, hanno dato vita al Requiem per Chris. Il titolo nasce dall’intreccio di due avvenimenti che hanno come protagonisti,Enrico Rava, la città di New Orleans e Chris LaMartine, musicista jazz morto suicida nel 1917.
Rava trovatosi a New Orleans vive da vicino la terribile esperienza dell’uragano Katrina che travolge la città simbolo della musica jazz, sommersa dall’acqua, quindi requiem per le persone scomparse e la storia della musica jazz. La tragedia di New Orleans si intreccia con il ricordo di Rava della ricerca, avvenuta anni prima, di Chris LaMartine e dei suoi brani perduti, da qui il titolo Requiem per Chris .
Nei brani successivi emerge anche la difficoltà di far vivere la musica jazz negli anni del fascismo, dove i sentimenti di odio razziale nei confronti degli afroamericani, precursori di quel tipo di musica, erano molto marcati.
Temi molto toccanti e profondi che il talento degli Enrico Rava quintet e la voce narrante di Enzo Decaro hanno saputo trasformare in una originale e trascinante esibizione.
Anna Cataruozzolo
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Ma rispetto alla metafora sportiva, nel mondo del lavoro dove il terreno di gioco è definibile, al perdente non corrisponde giocoforza un vincente. La SAP ad esempio ha un competitor molto forte che carica la propria organizzazione al fine di eliminare la concorrenza: utilizza un’energia contro. La SAP non risponde con modalità negative, non libera forze contro, ma crede nelle energie a favore. Invece che prestare troppa attenzione ai propri competitors, la SAP ha spostato l’attenzione sui clienti, per produrre un gioco dove possano vincere sia l’azienda che gli stakeholders. Se vincono tutti l’energia non può che essere positiva: la missione di SPA è “eccedere le aspettative dei propri clienti”.
Il leader di un’organizzazione vincente non si vede sui giornali, lavora per la squadra e custodisce l’asset. Come nella parabola dei talenti il manager con queste caratteristiche deve far fruttare i “talenti” del proprio team: le persone che compongono l’azienda sono i talenti che sono stai affidati al manager e che devono creare valore. L’azienda che non ha coraggio non può innovare e se non innova è destinata a morire. Il coraggio deve essere coltivato all’interno dell’azienda come energia e come assenza di paura. Il coraggio è la ricerca dell’eccellenza e la ricerca dell’errore. Gli errori sono infatti sintomo di movimento, d’innovazione. Gli errori indicano che si sta migliorando. Se si dovesse smettere di compiere errori si affonderebbe nella burocrazia. Nelle aziende bisogna produrre una cultura che lasci spazio all’errore.
Per vincere, per avere successo, è necessario che l’organizzazione possieda dei valori. L’azienda non è una somma di coraggi. Fare adottare dei valori è difficile, ma una volta acquisiti, questi sono una garanzia di successo. È necessario far capire che il successo non corrisponde al profitto, ma è direttamente proporzionale all’utilizzo che di questo si fa: investire nei valori eliminare la paura di vincere. Per vincere, ogni componente di quell’organismo che è l’azienda, deve avere chiara la missione della stessa. Deve sapere cosa fare e quale è il suo ruolo rispetto alla missione e deve soprattutto ricevere dei feedback per sapere dove eccelle e dove sbaglia.
Luca Oggianu
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